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La II sezione della Corte di Cassazione, con la sentenza n.33074/2016, si è espressa precisando che non integra il delitto di autoriciclaggio il versamento del profitto di un furto su un conto corrente o su una carta di credito prepagata, intestata allo stesso autore del reato presupposto. In motivazione la corte ha osservato che tale deposito non può considerarsi, secondo le indicazioni rispettivamente fornite dall’art.2082 c.c. e dall’art.106 del T.U. leggi materia bancaria e creditizia, come attività economica o finanziaria, e non costituisce comunque, a mente dell’art.648 ter1 c.p., attività idonea ad occultare la provenienza delittuosa del denaro oggetto di profitto.

La S.C. con la sentenza suddetta ha affrontato alcuni dei nodi interpretativi posti dal delitto di autoriciclaggio, in particolare, i Giudici di legittimità si preoccupano di delimitare il perimetro oggettivo della fattispecie, sembrando sposare l’interpretazione secondo cui ad essere incriminate dall’art.648 bis 1 c.p. sono di fatto le sole condotte di impiego. Con l’occasione si propone altresì una lettura forte del requisito dell’ostacolo concreto all’identificazione della provenienza delittuosa dei beni.