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La V sezione della Corte di Cassazione con la sentenza n. 13522 del 20.3.17 ha ribadito che le dichiarazioni predibattimentali rese in assenza di contraddittorio, seppur legittimamente acquisite, non possono costituire la prova esclusiva o determinante della colpevolezza dell’imputato; tuttavia, la sussistenza di plurimi ed eterogenei elementi di riscontro probatorio costituisce, conformemente a quanto stabilito dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo, un adeguato “controbilanciamento” rispetto al mancato esame del dichiarante.

L’obbligo di riscontri quale cautela valutativa imposta dalla Corte di Cassazione in tema di dichiarazioni predibattimentali, seppure alla luce del compiuto riallineamento con la giurisprudenza della Corte EDU, lascia residuare alcune perplessità legate tanto all’opportunità di un ulteriore frazionamento dello statuto della valutazione della prova dichiarativa, quanto all’effettiva idoneità dei riscontri probatori a “compensare” la carenza strutturale di contraddittorio.